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Perché abbiamo bisogno di riscoprire come eravamo per plasmare quello che vogliamo essere ...

#graniantichisiciliani #newproject #siciliabedda #terredimilena
#mietituraamano #sulicarrusti #calludimuriri #gialloimmenso
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#iosonoadnan
C’è voluto qualche giorno per riuscire a trovare delle parole ma non basterebbero decenni per trovare delle parole minimamente decenti …
1. Già un omicidio è sintomo che qualcosa non funziona! E sono innumerevoli le cose che non funzionano! È troppo semplicistico dividere il mondo in buoni e cattivi ma purtroppo non funziona così, sarebbe tutto molto più facile! Nessuno nasce cattivo, non c’è una predisposizione genetica al male e non si eredita la malvagità per discendenza di sangue!
Un buon 75%, se non di più, dipende dal malfunzionamento sociale. Il male è sintomo di una società che non funziona e le colpa sono, quindi, collettive e collettive devono essere le soluzioni, nessuno ce le calerà dall’alto perché è giusto o perché le meritiamo!
Adnan ci dice a voce alta che è giunto il momento di PRENDERCI CIO’ CHE E’ NOSTRO!
La giustizia, il benessere, la pace, la serenità, la tranquillità, la felicità! Come faceva Adnan: battiamoci per ciò che è giusto!
2. È ancora più triste pensare che un ragazzo che aveva riposto tutta la sua fiducia, la sua speranza, i suoi sogni in un paese, il nostro, schifosissimo!, siamo morto durante la sua ricerca della felicità e la nazione che aveva scelto non sia riuscita a proteggerlo. Dopo aver attraversato deserti, mari, lager e trafficanti, no cazzo! NON SI PUO’ MORIRE COSI’ …
3. La vita di un uomo vale allo stesso modo sempre, in qualunque modo si sia comportato in vita! Ma Adnan, e non è così per tutti alla fina della propria vita, potrà fregiarsi dell’appellativo di Uomo. Adnan è stato ucciso perché, senza che nessuno glielo avesse chiesto, si batteva per la cosa giusta senza scendere minimamente a compromessi con i carnefici.
Quella di Adnan è la storia di un povero cristo, come George Floyd, per cui gran parte del mondo si sta mobilitando. La differenza è che Adnan non è morto a migliaia di miglia di distanza, nella società violenta e sporca che tutti ciecamente desideriamo immaginandola un sogno (perché la società americana è anche e soprattutto quella delle periferie e dei ghetti!) … Adnan è il ragazzo timido che vive nella porta accanto alla nostra, quello che prepara i nostri kebab, rammenda i nostri vestiti, accudisce i nostri anziani ...
Solo in questi momenti lo straniero appare:
quando rimane recluso (come deve essere!) nel suo ruolo di umile schiavo oppure quando leggiamo qualche articolo per giustificarci a sputare contro gli stranieri (la banalità del “ma…”) … oppure quando lo straniero si alza e chiede i suoi diritti ed emerge la miope stupidità del “ ’nzulu e macari … ” …
Allora è forse giunto il momento (grazie Adnan per avercelo ricordato) di alzarci tutti insieme! Perché è arrivato il momento di mobilitarsi, di dire che questa non è la nostra società, quella in cui vogliamo vivere, quella di cui facciamo parte, quella che noi, nel nostro piccolo, vogliamo migliorare.
Dobbiamo farlo per noi ma soprattutto per Adnan …
#iosonoadnan
#noisiamoadnan
#tuttidobbiamoessereadnan!
Facciamolo per lui …
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Schierandoci ogni giorno tra le fila del bene e della giustizia, non vi avremo mai dimenticati ...

#23maggio #PalermoChiamaItalia
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Quando ancora non si sapeva cosa il magazzino sarebbe stato, l'unica cosa certa era che queste parole sarebbero state al suo ingresso ... ... AltroAltro

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Con l’arrivo della famigerata fase 2, terminiamo la nostra rubrica Resilienza culturale. Non perché sia tutto finito, anzi, ma perché è arrivato il momento, ancora più di prima, di quando ancora ci svegliavamo chiedendoci se fosse tutto vero, di passare alla fase due, di mettere da parte l’incredulità e passare seriamente all’azione, di rimboccarci le maniche e di finirla con le, seppur magnifiche, maratone cinematografiche di tre giorni, prima retaggio solo dei cinefili, con le sezioni di lettura di 16 ore che ci hanno permesso di rileggere Il signore degli anelli in una settimana, con le full immertion di serie tv dalle quali staccarsi solo quando si comincia a puzzare seriamente di cadavere!
In questi giorni abbiamo visto, allo stesso tempo, immagini magnifiche ed altre tremendamente tragiche! Il mondo sicuramente cambierà, in meglio o in peggio?, non si sa!, questo dipenderà da noi, da quanto adesso decidiamo di metterci in gioco per cambiarlo, da quanto abbiamo imparato e scoperto ne valga la pena. Sicuramente la gente brutta s’imbruttirà e quella bella si abbellirà e la cosa tragica ma che rende magnifica la vita è che i brutti s’imbruttiscono con enorme facilità tanto quanto è enormemente difficile per i belli abbellirsi...
Andrea Rivera, in un suo vecchio monologo musicale, raccontò che, la notte dell’avvento del nuovo governo Berlusconi (allora sembrava la notte più buia ma, ahimè, siamo arrivati a conoscerne di ancora più scure), una sua amica gli mandò un biglietto con scritto “E ora?” al quale lui rispose “È solo una questione di accenti: È ora!”
È ora di reinventarci con ancora più amore e fantasia di prima, è ora di ripensare con molta più attenzione e precisione il nostro senso, quello della nostra azione, quello del perché posti come il Magazzino Culturale “Ex oleificio” debbano esistere e debbano farlo dove sono e non in quartieri radical chic di Barcellona, Milano o Parigi dove tutto, checché se ne dica, come avviene per il fenomeno dell’abbruttimento, sarebbe tremendamente più semplice!
È ora! È giunta più forte e silenziosa che mai.

Resilienza culturale, ultimo giorno.
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Resilienza culturale, cinquantatreesimo giorno.

I piccoli miracoli della vita pre-pandemia in un piccolo pezzo d'arte ...
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Resilienza culturale, cinquantaduesimo giorno.

A tutti i lavoratori ma soprattutto a tutti i precari, ai disoccupati, agli sfruttati ... che possa essere un buon Primo Maggio!
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